L’Intelligenza numerica, mio figlio, ce l’ha?

Stavamo parlando di emozioni, cosa c’entrano ora i numeri? e l’intelligenza numerica, cosa sarebbe?

Non preoccuparti delle difficoltà che incontri in matematica, ti posso assicurare che le mie sono ancora più grosse” Albert Einstein 

Molti adulti e molti bambini incontrano difficoltà con i numeri, si potrebbe dire che soffrano di una vera e propria “ansia da matematica”, i cui sintomi più comuni sono annebbiamento, “sconfusione” mentale, evitamento e voglia di fuggire, lontano!

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Chi ha difficoltà con i numeri, li riconosce facilmente questi inequivocabili sintomi, di cui parla approfonditamente la prof.ssa Daniela Lucangeli, massima voce della ricerca in ambito della didattica della matematica. Quante volte avete pensato “per la matematica sono completamente negato”? sapete che una delle fondamentali discriminanti per la scelta universitaria è matematica sì, matematica no? ma perché?

La sede anatomica dell’intelligenza numerica è nel lobo parietale, vicinissimo al centro di controllo e gestione della paura: l’amigdala. E’ questa “mandorlina” la responsabile delle reazioni “paurose” e ansiose di fronte ai numeri.  

Eppure possediamo tutti l’intelligenza numerica, che è la capacità di concepire il mondo in termini di numeri e quantità numeriche, che è un’abilità presente fin dalla nascita e influenza il modo in cui interpretiamo gli stimoli della realtà che ci circonda.

Quando intelligo, non imparo a memoria prestazioni; quando intelligo mi sento bene, mi viene di pensare attraverso, comprendo appieno, mi viene facile. Non è certo una scoperta recente quella dell’intelligenza numerica, ma sicuramente ancora poco nota. Se di altre intelligenze si parla, di quella matematica, e sopratutto del fatto che sia innata, universale e involontaria, questa meravigliosa capacità di possedere la percezione del numero e di poterlo manipolare, ancora non abbastanza. Le più recenti ricerche dimostrano che l’intelligenza numerica non è solo innata, precocissima e potentissima, ma anche che si può potenziare e allenare; infatti se la capacità di vedere una quantità in modo corretto è innata, la capacità però di denominare questa quantità è appresa. In un atro post approfondiremo questo punto.
 

“Le ricerche degli ultimi anni- ricorda la prof.ssa Lucangeli- hanno avvicinato le scienze che si occupano del funzionamento cerebrale con le scienze che si occupano del potenziamento didattico ed educativo. Se le sinapsi semplici infatti sono garantite da genetica e biologia, le sinapsi evolute per plasticità sono invece garantite, o meno, dall’istruzione, dall’ambiente e dagli opportuni stimoli che riceviamo da esso. Non ci sono farmaci che possano migliorare i neuroni al punto di ottenere il massimo di funzione, solo l’istruzione. L’istruzione fa ciò che che il farmaco non può fare: garantire ad ogni neurone il massimo di plasticità. Mancare in età evolutiva delle strategie di AIUTO ottimali significa qualcosa non che ritarda lo sviluppo ma che lo DEPOTENZIA”. Il che, in termini evolutivi, è peggio. In molti convegni nazionali si discute del fatto che l’attuale didattica della matematica non sempre garantisca l’evoluzione del sistema del calcolo. Ore e ore di solfeggio, infatti, mi rendono forse un bravo musicista? Allo stesso modo ore e ore di calcoli scritti non sviluppano l’intelligenza numerica!

  • L’intelligenza numerica ha la sua articolazione motoria nelle mani, come il linguaggio nella bocca;
  • per stimolarla si dovrebbe “fare” più che “dire”;
  • ad esempio far esercitare ogni giorno i bambini 5 minuti nel calcolo a mente;
  • oppure far giocare i bambini con i numeri e le quantità (in un prossimo post suggeriremo giochi e app);
  • ricordiamoci che l’intelligenza numerica evolve avendo bisogno di un dominio di aiuto che si basa su strategie visuospaziali, attraverso immagini mentali e non parole. Il calcolo scritto e quello orale mettono in gioco componenti diverse, come spiega Lucangeli “se vogliamo insegnare ad un bambino a sciare non gli leggiamo certo un manuale sulla tecnica dello sci, perché messo sugli sci, cadrebbe; così se pensiamo di potenziare l’intelligenza matematica attraverso lo studio di prassi verbali messe in memoria o messa in atto di procedure, magari otterremmo anche un bel voto nella verifica a scuola, ma posto di fronte ai domini della conoscenza del mondo contemporaneo questo bambino cadrebbe sicuramente”.

Il cervello naturale della quantità è rappresentato dalle dita e il meccanismo di quantità è collocato a fianco del meccanismo visuo-spaziale; quindi togliere le mani ai bambini nei primi anni di vita è come togliere la bocca al linguaggio.

Tanti bambini fanno fatica con i numeri perché perdiamo i loro primi 6 anni di vita per ignoranza educativa. Quante attività infatti facciamo con i nostri bambini più piccoli legate al linguaggio? e quante invece ai numeri? Riflettiamoci…

 

 

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